Congiuntivite allergica

Allergia agli occhi? Sintomi e trattamenti per la congiuntivite allergica

Una delle patologie allergiche spesso presente in questo periodo dell’anno è la congiuntivite allergica.
La congiuntivite allergica è un’infiammazione della congiuntiva che può essere acuta, intermittente o cronica, in genere causata dall’esposizione a particolare allergeni. I sintomi più frequenti comprendono prurito, lacrimazione, secrezione e iperemia congiuntivale.

Secondo studi scientifici le allergie oculari colpiscono la popolazione in misura compresa tra il 6 e il 30%. L’allergia congiuntivale può essere acuta o cronica e, dal 30 al 70% dei casi, è associata alla rinite allergica.

La congiuntivite allergica è dovuta a una reazione di ipersensibilità di tipo I IgE mediata e può essere:

  • stagionale, causata in genere da pollini o muffe. Tende a raggiungere l’ apice durante la primavera, la tarda estate (settembre) o all’inizio dell’autunno e a scomparire durante i mesi invernali;
  • perenne (congiuntivite atopica, cheratocongiuntivite atopica), provocata da acari della polvere, forfora di animali e allergeni non stagionali. Questi allergeni, particolarmente quelli presenti in casa, tendono a causare sintomi tutto l’anno.

La cheratocongiuntivite primaverile invece, è una tipologia più grave di congiuntivite, più diffusa nel sesso maschile in età giovanile (dai 5 ai 20 anni) che presentano anche dermatite atopica, asma o rinite allergica. La cheratocongiuntivite primaverile in genere ricompare ogni primavera e scompare in autunno e in inverno, con risoluzione spontanea durante il passaggio all’età adulta.

I pazienti affetti da congiuntivite allergica riferiscono:

  • prurito oculare bilaterale da lieve a intenso;
  • iperemia congiuntivale;
  • fotosensibilità (fotofobia nei casi gravi);
  • edema palpebrale;
  • secrezione acquosa o filamentosa.

Spesso si associano sintomi di rinite allergica e/o di altre patologia come asma allergico o dermatite atopica.

La diagnosi della congiuntivite e la distinzione tra la forma batterica e virale sono generalmente cliniche.

In presenza di sintomi rinitici (rinorrea, ostruzione nasale, salve di starnuti), l’esecuzione di una valutazione allergologica e i prick test per inalanti risultano fondamentali per un corretto inquadramento diagnostico e successiva terapia.

Molto spesso la congiuntivite allergica si presenta all’interno di un quadro di rinocongiuntivite, e il trattamento si basa sull’utilizzo di antistaminici e cortisonici topici o sistemici.

In genere gli antistaminici topici sono utili per i casi lievi, mentre si ricorre a antistaminici sistemici associati a spray nasali cortisonici nei casi rinocongiuntivite di grado moderato-severo. I corticosteroidi topici sono riservati nei casi resistenti o nelle forme gravi. Poiché i corticosteroidi topici possono portare a riattivazione dell’infezione oculare da virus herpes simplex latente, glaucoma e cataratta, il loro impiego deve essere valutato, iniziato e monitorato insieme allo specialista oftalmologo. Altro trattamento da prendere in considerazione è la terapia desensibilizzante nei confronti dell’allergene responsabile della sintomatologia: tale terapia è soprattutto indicata nei pazienti che presentano in associazione alla congiuntivite, altri disturbi come rinite e/o asma allergica.

Allergia puntura di insetto

SOS puntura di insetto: cosa fare in caso di reazione allergica al veleno di imenotteri

Una delle reazioni allergiche più importanti, soprattutto nel periodo estivo, è legato alla puntura di imenotteri (apidi, vespidi), che possono provocare reazioni indesiderate da lievi a molto gravi nei soggetti che sono allergici al loro veleno come lo shock anafilattico. Le reazioni locali che si manifestano come lieve rossore/o lieve gonfiore sono normali e dovute alle sostanze tossiche contenute nel veleno. Le reazioni allergiche alle punture sono invece causate da componenti del veleno a cui il paziente è allergico, attraverso la formazione di anticorpi specifici.

Le reazioni a punture di imenotteri sono generalmente classificate in reazioni locali normali, reazioni locali estese, reazioni sistemiche tossiche, reazioni sistemiche di tipo anafilattico e reazioni inusuali.

Sebbene non vi sia una definizione universalmente accettata, la maggior parte degli autori identifica la reazione locale estesa in una reazione dal diametro superiore ai 10 cm e dalla durata superiore alle 24 ore.

Le reazioni sistemiche tossiche sono legate alle proprietà tossiche di alcune componenti del veleno. In linea di principio si verificano dopo punture multiple, generalmente da 50 ad alcune centinaia e possono provocare danni a livello muscolare, ematico, epatico e splenico: il loro grado di severità è probabilmente in relazione anche allo stato di salute del soggetto.

Le reazioni inusuali possono essere dovute ad un meccanismo patogenetico tossico o immunologico non-IgE-mediato e coinvolgere vari organi ed apparati, mentre le reazioni anafilattiche sistemiche presentano generalmente un meccanismo patogenetico IgE mediato.

Generalmente i sintomi compaiono poco dopo la puntura, da 5 minuti ad un’ora, anche se occasionalmente possono manifestarsi a distanza di ore o anche giorni dopo la puntura.

L’anafilassi può essere bifasica, con un rapido esordio dei sintomi, una apparente risoluzione e una
successiva ricomparsa dopo 4-24 ore. Le reazioni più gravi possono esitare in danni permanenti, come ischemia cerebrale o infarto del miocardio o addirittura essere fatali.

Una reazione anafilattica da puntura di imenottero costituisce un evento traumatico per il paziente e per i familiari. Pertanto i pazienti tendono a sviluppare una sindrome ansiosa che li spinge ad adottare una serie di comportamenti tali da compromettere in maniera significativa la qualità della vita, con condizionamento del carattere, della vita sociale e a volte dell’attività lavorativa.

La diagnosi di avvale di una accurata anamnesi, di test cutanei e sierologici.

L’anamnesi deve essere orientata verso la raccolta del maggior numero possibile di informazioni: insetto pungitore, caratteristiche del nido, orario della giornata in cui si è stati punti, punture multiple da parte dello stesso imenottero, assenza o presenza del pungiglione, numero delle punture, tempo intercorso tra puntura ed esordio della sintomatologia, tipologia della manifestazione clinica ecc..
L’indicazione alla effettuazione di test diagnostici per l’allergia al veleno di imenotteri si basa fondamentalmente sull’anamnesi del paziente, in particolare si applica ai soggetti con una storia di pregressa reazione sistemica.

Generalmente si raccomanda di eseguire i test cutanei almeno due settimane dopo la reazione e, in presenza di anamnesi suggestiva per reazione sistemica: se i test sono negativi, essi vanno ripetuti dopo 1-2 mesi. Importante alternativa sono i test sierologici, che permettono di dosare le IgE specifiche nei confronti del veleno di imenottero, specie nei pazienti da avviare all’ immunoterapia.

Le reazioni locali estese possono essere trattate in genere con antistaminici e/o steroidi per uso topico.

In caso di reazioni particolarmente estese e persistenti può essere utile un breve ciclo di steroidi per os; nell’orticaria lieve e moderata possiamo intervenire con antistaminici e cortisonici, mentre l’orticaria più grave, può richiedere il trattamento con adrenalina, che resta il trattamento di scelta per l’anafilassi acuta.

L’adrenalina è il farmaco di scelta in caso di reazioni severe e shock anafilattico.

Tale farmaco deve essere prontamente somministrato in caso di shock anafilattico, tramite la presenza di penne con adrenalina autoinettabile, che consentono al paziente di portare sempre il farmaco con sé e di utilizzarlo in caso di necessità.

Importante terapia salvavita nei pazienti con allergia a veleno di imenottero è l’immunoterapia.

Una volta eseguita la diagnosi, è consigliata eseguire tale terapia, soprattutto nelle categorie a rischio (apicultori, pescatori, forestali). Tale terapia consiste nella desensibilizzazione al veleno di imenottero: molti studi hanno mostrato come i soggetti sottoposti a immunoterapia, se ripunti, vanno incontro a manifestazioni di entità inferiori rispetto al pre-trattamento. Per tale motivo, oltre alla terapia in acuto con cortisonici e adrenalina, l’immunoterapia rappresenta un importante arma per prevenire reazioni gravi in soggetti sensibilizzati, soprattutto nelle categorie di lavoratori a rischio.

Covid e allergie

Covid e allergie: posso assumere antistaminici o cortisonici prima del vaccino?

In un precedente articolo avevamo spiegato che non ci sono particolari controindicazioni per chi soffre di allergie di sottoporsi al vaccino contro il Covid-19. Ma adesso che la campagna vaccinale sta entrando a pieno regime negli ultimi mesi, coinvolgendo sempre una più ampia fetta di popolazione, affrontiamo le varie terapie farmacologiche che vengono prescritte per trattare la sintomatologia allergica.

Il periodo di allergia stagionale molto spesso impone l’utilizzo di antistaminico o cortisone per il trattamento dei sintomi di rinite e congiuntivite.

Uno dei consigli che più frequentemente viene dato, è quello di sospendere cortisonici e antistaminici prima della vaccinazione, motivo per il quale il paziente si rivolge allo specialista chiedendo consigli.

Come comportarsi allora? Facciamo un po’ di chiarezza.

La terapia con spray nasali a base di cortisonici è la terapia di elezione per il trattamento della rinite, essendo un terapia locale, lo spray può essere continuato e non è necessaria la sua sospensione prima della vaccinazione. Stesso discorso vale per l’utilizzo di terapie topiche per la congiuntivite allergica, come colliri a base di antistaminico o cortisone, i quali non necessitano di essere sospesi.

L’antistaminico per via orale può essere anche assunto, se necessario, per il trattamento della oculorinite anche pochi giorni prima della vaccinazione, in quanto non va a interferire con la somministrazione sia della prima che seconda dose di vaccino.

Situazione più delicata riguarda l’utilizzo del cortisone orale. È noto come il cortisone abbia, tra le tante, anche un’azione immunosoppressiva, motivo per il quale si sconsiglia l’utilizzo prima di sottoporsi alla vaccinazione. In realtà molto dipende sia dal dosaggio che dalla durata della terapia cortisonica a cui il paziente è sottoposto. In ogni caso per il trattamento della sintomatologia allergica stagionale è consigliato l’utilizzo di terapia topiche cortisoniche (spray nasale, inalatori per l’asma, colliri) ed eventualmente antistaminico, riservando l’utilizzo del cortisone orale solamente in casi eccezionali.

Asma allergica

Tutto quello che devi sapere sull’asma allergica

L’asma allergica è una malattia infiammatoria cronica dell’apparato respiratorio causata da una reazione a diversi allergeni come polline, polvere, acari, peli di animali domestici. I sintomi tipici coinvolgono i bronchi, con un improvviso restringimento delle vie aeree (broncospasmo) e una produzione eccessiva di mucosa, che, singolarmente o insieme, rendono difficile la respirazione, creando una “fame” d’aria (dispnea), respiro sibilante e colpi di tosse. Tali sintomi sono spesso intermittenti, con una fase di benessere tra le crisi respiratorie, o, negli stadi più avanzati, possono essere cronici, con una costante dispnea e fiato corto anche per sforzi fisici di lieve entità.

L’asma è una malattia cronica che non può essere curata, ma controllata abbastanza efficacemente sia nei bambini che negli adulti.

Che cos’è l’asma allergica?

L’asma allergica è una patologia respiratoria causata da una reazione di tipo immunologico all’inalazione di allergeni dispersi nell’ambiente verso cui l’organismo è sensibile: polline, polvere, acari, peli di animali domestici. In seguito a tale reazione, si verifica un restringimento dei bronchi con la comparsa della sintomatologia respiratoria.

Quali sono le cause dell’asma allergica?

A innescare la crisi asmatica è l’inalazione di allergeni verso cui un soggetto è sensibile. Si tratta di sostanze volatili e facili da inalare come polline, polvere, peli di animali domestici, ma anche acari e altri insetti. La maggior parte delle persone non sviluppa alcuna sintomatologia in presenza di questi fattori nell’ambiente in cui vive e respira, mentre altri, i soggetti allergici e asmatici, subiscono una reazione anomala ed eccessiva del sistema immunitario che determina un’infiammazione dei bronchi e l’alterazione della loro funzionalità.

Quali sono i sintomi dell’asma allergica?

I sintomi di asma variano da persona a persona e si possono presentare in maniera continua (cronica) e acuta, oppure intermittente e temporanea, anche a distanza di molto tempo da una crisi all’altra.

Generalmente, i sintomi della malattia sono:

  • colpi di tosse, spesso violenti e generalmente secchi;
  • mancanza di respiro o respirazione affannosa (dispnea);
  • un peso sul torace o senso di costrizione toracica;
  • respiro sibilante, caratterizzato da fischi e gemiti;
  • risvegli notturni;
  • difficoltà a svolgere azioni quotidiane, come salire le scale o camminare

Come prevenire l’asma allergica?

La prevenzione è un’arma fondamentale e consiste nell’adozione di tutte le precauzioni possibili per evitare il contatto con gli allergeni verso cui si è sensibili.

Per i soggetti allergici all’acaro della polvere, bisognerebbe eseguire una buona bonifica ambientale, osservando una pulizia frequente degli ambienti domestici e di lavoro, facendo attenzione a oggetti come poltrone, divani, moquette, tappeti, tendaggi, cuscini, letti e biancheria, condizionatori.

Bisognerebbe mantenere un’umidità ottimale nell’ambiente in cui si vive, evitando i climi troppo secchi o troppo umidi, mentre all’aperto è utile coprire bocca e naso con una sciarpa se fa freddo o una mascherina se fa caldo, poiché gli sbalzi di temperatura possono innescare una crisi respiratoria. Evitare assolutamente il fumo, sia attivo che passivo, che rappresenta un ulteriore stimolo infiammatorio.

Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi dell’asma allergica si ottiene grazie ai seguenti esami standard:

  • Test allergologici cutanei (Prick test) e test sierologico per la ricerca di IgE specifiche per allergeni respiratori (Rast Test)
  • Test della funzionalità respiratoria, per misurare la capacità polmonare;
  • Spirometria semplice e con test di broncodilatazione

Come curarla?

L’asma allergica viene trattata con farmaci broncodilatatori e corticosteroidi, nebulizzati attraverso erogatori per via inalatoria. La posologia e la durata del trattamento dipendono dalla gravità dei sintomi.

Particolarmente importante, soprattutto nei primi stadi, è intervenire con la terapia desensibilizzante o immunoterapia specifica con estratti allergenici, che consente di ridurre gradualmente la risposta immunitaria tipica della reazione allergica .Ciò permette una regressione della patologia asmatica e allergica, con un benessere clinico ,spesso, di lunga durata.

Rinite allergica

Come riconoscere i sintomi delle rinite allergica

Starnuti frequenti, naso che cola, occhi arrossati: sarà un raffreddore virale o una rinite allergica? Per capirlo è necessario osservare bene la sintomatologia e la durata.

La rinite allergica è un’infiammazione periodica o cronica della mucosa nasale dovuta ad una reazione di tipo allergico nei confronti di una sostanza dell’ambiente esterno, normalmente innocua, che, venendo a contatto con la mucosa nasale sensibilizzata, determina una sintomatologia abbastanza tipica.

A seconda della durata distinguiamo:

  • rinite perenne se dura tutto l’anno (ad esempio rinite da acaro della polvere);
  • rinite intermittente se compare solo in alcuni periodi dell’anno (ad esempio in primavera nei soggetti allergici alle graminacee o olivo).

In base alla intensità dei sintomi viene, invece, classificata in:

  • lieve
  • moderato-grave

Tipicamente i pazienti lamentano prurito (naso, occhi o bocca), starnuti, rinorrea e ostruzione nasale.

La mucosa nasale, infatti, si gonfia e si ha una secrezione nasale liquida trasparente; inoltre il gonfiore e la secrezione concorrono ad ostruire il passaggio dell’aria per cui si ha anche una sensazione di naso chiuso. Frequenti starnuti e prurito nasale, alla gola e/o alle orecchie completano il quadro dei sintomi.

La rinite allergica è una condizione estremamente diffusa, che si palesa normalmente nell’infanzia o nell’adolescenza.

Bambino rinite allergicaIl bambino spesso dorme con la bocca aperta perché il naso è ostruito: può avere alitosi al risveglio, prurito al naso che cerca di trattare con sfregamenti del nasino. Spesso lo fa dall’alto verso il basso nella punta del naso e questa abitudine gli crea una piega sopra il lobulo nasale che lo identifica come allergico.

Come complicanza si può avere una ostruzione dei seni paranasali che può causare cefalea frontale: la sinusite è infatti una complicanza frequente.

Altra complicanza delle riniti perenni è l’ostruzione nasale cronica, la quale, può portare anche alla formazione di polipi nasali e, soprattutto nei bambini, all’otite media cronica.

edema periorbitaleMolto spesso ai sintomi rinitici, si sommano sintomi di congiuntivite, con lacrimazione, prurito oculare e, talvolta, anche edema periorbitale.

Pollini (graminacee, betullacee, olivo, parietaria), acari della polvere, alternaria (muffa), epitelio di cane e gatto: i principali allergeni incriminati.

I pollini (di graminacee, parietaria, olivo etc) sono i principali allergeni, tanto che questo tipo di raffreddore viene anche chiamato “febbre da fieno” ed è tipicamente intermittente-stagionale, cioè primaverile. Altri aeroallergeni che più comunemente sono responsabili di rinite allergica, sono gli acari della polvere (Dermatophagoides pteronissinus e farinae), che determinano una sintomatologia soprattutto nei cambi di stagione (periodo in cui l’acaro si riproduce). Abbastanza tipico della rinite da acari della polvere, sono una serie di starnuti mattutini al risveglio. Altre cause di rinite allergica possono essere muffe (alternaria), pelo di animali (gatto, cane, coniglio, cavallo).

Nel sospetto di tale condizione risulta fondamentale eseguire una visita specialistica allergologica e l’esecuzione di prick test cutanei.

In alternativa alle prove cutanee, quando queste non possono essere eseguite, si richiede il RAST dei singoli allergeni

Rinite allergica

Maledetta primavera: attenti alle allergie e ai pollini

La primavera è alle porte, le piante iniziano a germogliare e presto l’aria si caricherà di pollini. I tanti (fino al 20% degli italiani) che soffrono di allergia lo sanno bene: cominceranno a starnutire, lacrimare e lamentare prurito e difficoltà respiratorie. Questo perché le particelle delle piante che fioriscono nella bella stagione si librano nell’aria e, sospinte dal vento, possono entrare in contatto con le mucose di occhi, naso, gola che nei soggetti sensibili si irritano e gonfiano a causa di una risposta eccessiva del sistema immunitario, che decodifica queste sostanze come nemiche dell’organismo (allergeni) rilasciando istamina.

I sintomi più caratteristici delle allergie primaverili sono a carico delle vie respiratorie (tracheite con tosse ed asma bronchiale), delle mucose nasali (ostruzione nasale, secrezione acquosa, prurito, starnuti) e oculari (prurito, lacrimazione, congiuntiva arrossata ed edematosa).

In particolare, il male primaverile per antonomasia è la rinite allergica, nota anche come pollinosi. Si tratta di un’infiammazione periodica o cronica, che interessa il naso e la cui causa va ricercata in una reazione allergica. Quest’ultima, in particolare, costituisce una risposta determinata dall’interazione di diversi fattori genetici, ambientali e soprattutto immunitari.

Le allergie primaverili sono una condizione estremamente diffusa, che si palesa normalmente nell’infanzia o nell’adolescenza.

Rinite allergica bambiniTra i fattori di rischio noti vi sono il sesso maschile, il fatto di essere figli primogeniti, la nascita durante le stagioni dei pollini, l’esposizione al fumo nella primissima infanzia e soffrire di asma o altre allergie. Da non sottovalutare anche il fattore ereditario.

Anche le condizioni atmosferiche influiscono sensibilmente sulle probabilità di esporsi ai pollini.

Vivere negli agglomerati urbani ad alto livello di inquinamento favorisce l’insorgenza e il peggioramento delle allergie. Di solito, quando si pensa alla pollinosi subito la si collega a prati verdi e natura. Invece, secondo studi scientifici, la realtà è molto diversa: le persone che presentano i vari sintomi legati ai pollini sono molto più numerose in città che in campagna. Questo è dovuto al fatto che l’inquinamento atmosferico favorisce le infiammazioni a livello di vie aeree o di mucose bronchiali e questo abbatte il livello di protezione nei confronti degli agenti esterni.

Per chi soffre di pollinosi è fondamentale tenere sotto controllo il calendario dei pollini, che indica i periodi in cui le piante rilasciano i principali allergeni nell’ambiente.

Negli ultimi anni inoltre si riscontrato un progressivo aumento delle frequenza di casi di pollinosi, che in alcune aree del Paese esordiscono già tra gennaio e febbraio, in evidente anticipo rispetto alla classica allergia primaverile. Le betulle, ad esempio rilasciano pollini da gennaio a maggio, le famigerate graminace da aprile a giugno; la parietaria da marzo a ottobre e le cupressacee (i cipressi) da febbraio a marzo.

Vaccino anti Covid

Vaccino anti-Covid: chi soffre di allergie può vaccinarsi?

Alimenti, farmaci, pollini, muffe, acari e altre innumerevoli sostanze possono causare allergie. Secondo l’Istat, rappresentano la terza causa di malattia cronica dopo l’osteoporosi/artrite e l’ipertensione. In Italia le persone con un’allergia sono circa 10 milioni, più del 20% della popolazione.
Quando parliamo di vaccini spesso parliamo anche di allergie: sono molti, infatti, i pazienti che si pongono legittime domande sulla possibilità che un vaccino possa scatenare reazioni immunitarie eccessive in chi presenta già allergie alimentari, alle sostanze inalanti o ai farmaci.

Anche nel caso del vaccino contro il Covid-19 è meglio approfondire l’argomento per poter accedere al programma vaccinale in tutta tranquillità.

Di seguito rispondo alle domande che mi vengono poste più frequentemente in merito al vaccino anti-Covid Rna e allergia.

Che cosa contiene il vaccino anti-Covid?

I preparati contro il virus Sars-CoV-2 contengono frammenti di Rna messaggero sintetico che portano all’interno delle cellule l’informazione necessaria a produrre anticorpi specifici contro la proteina principale del virus, che gli impediranno di entrare nelle cellule del soggetto infettato.

Il vaccino anti-Covid contiene allergeni?

Il componente principale del vaccino non è un allergene e non sono presenti tracce di alimenti (es. uovo o gelatina) come in altri vaccini. Unico allergene noto è il Polietilenglicole, un additivo molto diffuso in farmaci, cosmetici e altro, che può molto raramente provocare reazioni allergiche.

Il vaccino anti-Covid può dare reazioni allergiche? Di che tipo e con quale frequenza?

I vaccini sono da sempre considerati molto sicuri in questo senso, più di molti farmaci. Il vaccino anti-Covid è stato per ora utilizzato su un numero non elevato di persone, tra cui molti allergici. Ha provocato raramente reazioni di tipo cutaneo (orticaria, edema, arrossamenti) in alcuni casi accompagnate da sintomi respiratori o altri disturbi generali, diagnosticate come reazioni anafilattiche. Tali reazioni sono in genere immediate (entro pochi minuti) e per questo è prevista una attesa in osservazione di almeno 15 minuti dopo l’iniezione. Su possibili reazioni allergiche ritardate al momento non ci sono particolari segnalazioni.

Esiste una predisposizione a questo tipo di reazioni?

Per il momento non sono stati individuati fattori di rischio strettamente legati all’allergia, in quanto le reazioni possono verificarsi anche in soggetti non allergici. Unica controindicazione certa è una reazione di tipo allergico alla prima iniezione dello stesso vaccino o a un suo componente.

Chi soffre di allergia respiratoria, alimentare, da contatto, da farmaci o da puntura di insetti può essere vaccinato senza problemi?

La maggior parte degli allergici a qualsiasi tipo di allergene può sottoporsi al vaccino senza particolari precauzioni né timori. Fanno eccezione alcuni pazienti per i quali è indicata una consulenza allergologica prima del vaccino e, in base al risultato, una eventuale procedura di maggiore controllo in fase vaccinale.

E per chi ha avuto reazioni avverse ad altri vaccini? Cosa è consigliabile?

Le reazioni avverse ai vaccini sono più frequentemente di tipo non allergico e anche il vaccino anti-Covid a RNA sta dimostrando di provocare spesso dolore e gonfiore nel punto di iniezione, ma anche mal di testa, dolori articolari, febbre, malessere generale. Tutti questi disturbi non rientrano nelle sospette reazioni allergiche, che sono molto rare in risposta a tutti i vaccini e si manifestano con i classici disturbi cutanei (prurito, orticaria, edema…) o respiratori. Questo vaccino peraltro è diverso da tutti gli altri (anche negli additivi), quindi non esiste una relazione che possa far considerare a rischio chi ha avuto reazioni allergiche ad altri vaccini.

L’allergia al lattice di gomma può costituire un problema?

No, perché il tappo dei flaconi multidose non è in lattice ma in gomma sintetica. Unica avvertenza richiedere l’uso di guanti non in lattice da parte di chi somministra il vaccino.

Chi dovrebbe andare dallo specialista allergologo prima del vaccino?

Consiglio di sottoporsi a una visita specialistica in allergologia ai pazienti che hanno una storia di reazioni anafilattiche molto gravi (cioè con ricorso a terapia urgente o pronto soccorso) da puntura di insetti, da alimenti, da farmaci o vaccini (alcuni di questi potrebbero avere avuto una diagnosi di mastocitosi), ma anche a quei pazienti che soffrono di asma grave non controllato, per fare un periodo di terapia dell’asma che stabilizzi la situazione. Alcuni di questi pazienti verranno sottoposti al vaccino con procedure particolari, cioè osservazione fino a un’ora dopo l’iniezione, con monitoraggio di frequenza cardiaca e pressione arteriosa, in ambiente ospedaliero o ambulatoriale attrezzato per l’emergenza.

Come si può sospettare una diagnosi di mastocitosi?

È una malattia rara che comporta in vari tessuti l’aumento dei mastociti, cellule che liberano istamina a volte in maniera brusca e abbondante. Infatti, può predisporre ad episodi di vera anafilassi, da cause accertate oppure no. Esiste comunque una classificazione di gravità della malattia e dei rischi connessi, che viene raggiunta dopo vari esami in centri specialistici.

Come può nascere il sospetto di allergia al PoliEtileGlicole o PEG?

È un additivo presente in numerosi farmaci e con vari sinonimi: uno dei più noti è Macrogol, cioè il componente di lassativi molto usati oggi. Tra i farmaci, alcuni sono di tipo iniettabile, altri in compresse o in altre formulazioni. Il sospetto può nascere dall’avere manifestato reazioni allergiche gravi a farmaci differenti ma non alla sostanza principale. Non è facile, ma molto rara!

Può servire prendere antistaminici e/o cortisone prima del vaccino?

La premedicazione con cortisonici è sconsigliata, quella con antistaminici non è di utilità dimostrata, ma nemmeno può avere effetti negativi per pazienti che spesso li assumono. Potrebbe ridurre le reazioni cutanee minori, non prevenire quelle più gravi. Soltanto i pazienti con diagnosi di mastocitosi devono assumere antistaminici, come sempre, prima di sottoporsi ad interventi o esami particolari.

Per chi è in terapia con vaccini antiallergici sublinguali o iniettivi ci sono problemi?

Come per tutti gli altri vaccini iniettivi, anche per il vaccino anti-Covid è consigliabile distanziarlo di 48-72 ore rispetto alla Immunoterapia specifica iniettiva. Per la sublinguale può essere sufficiente non assumerla nello stesso giorno.