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Covid e allergie

Covid e allergie: posso assumere antistaminici o cortisonici prima del vaccino?

In un precedente articolo avevamo spiegato che non ci sono particolari controindicazioni per chi soffre di allergie di sottoporsi al vaccino contro il Covid-19. Ma adesso che la campagna vaccinale sta entrando a pieno regime negli ultimi mesi, coinvolgendo sempre una più ampia fetta di popolazione, affrontiamo le varie terapie farmacologiche che vengono prescritte per trattare la sintomatologia allergica.

Il periodo di allergia stagionale molto spesso impone l’utilizzo di antistaminico o cortisone per il trattamento dei sintomi di rinite e congiuntivite.

Uno dei consigli che più frequentemente viene dato, è quello di sospendere cortisonici e antistaminici prima della vaccinazione, motivo per il quale il paziente si rivolge allo specialista chiedendo consigli.

Come comportarsi allora? Facciamo un po’ di chiarezza.

La terapia con spray nasali a base di cortisonici è la terapia di elezione per il trattamento della rinite, essendo un terapia locale, lo spray può essere continuato e non è necessaria la sua sospensione prima della vaccinazione. Stesso discorso vale per l’utilizzo di terapie topiche per la congiuntivite allergica, come colliri a base di antistaminico o cortisone, i quali non necessitano di essere sospesi.

L’antistaminico per via orale può essere anche assunto, se necessario, per il trattamento della oculorinite anche pochi giorni prima della vaccinazione, in quanto non va a interferire con la somministrazione sia della prima che seconda dose di vaccino.

Situazione più delicata riguarda l’utilizzo del cortisone orale. È noto come il cortisone abbia, tra le tante, anche un’azione immunosoppressiva, motivo per il quale si sconsiglia l’utilizzo prima di sottoporsi alla vaccinazione. In realtà molto dipende sia dal dosaggio che dalla durata della terapia cortisonica a cui il paziente è sottoposto. In ogni caso per il trattamento della sintomatologia allergica stagionale è consigliato l’utilizzo di terapia topiche cortisoniche (spray nasale, inalatori per l’asma, colliri) ed eventualmente antistaminico, riservando l’utilizzo del cortisone orale solamente in casi eccezionali.

Rinite allergica

Maledetta primavera: attenti alle allergie e ai pollini

La primavera è alle porte, le piante iniziano a germogliare e presto l’aria si caricherà di pollini. I tanti (fino al 20% degli italiani) che soffrono di allergia lo sanno bene: cominceranno a starnutire, lacrimare e lamentare prurito e difficoltà respiratorie. Questo perché le particelle delle piante che fioriscono nella bella stagione si librano nell’aria e, sospinte dal vento, possono entrare in contatto con le mucose di occhi, naso, gola che nei soggetti sensibili si irritano e gonfiano a causa di una risposta eccessiva del sistema immunitario, che decodifica queste sostanze come nemiche dell’organismo (allergeni) rilasciando istamina.

I sintomi più caratteristici delle allergie primaverili sono a carico delle vie respiratorie (tracheite con tosse ed asma bronchiale), delle mucose nasali (ostruzione nasale, secrezione acquosa, prurito, starnuti) e oculari (prurito, lacrimazione, congiuntiva arrossata ed edematosa).

In particolare, il male primaverile per antonomasia è la rinite allergica, nota anche come pollinosi. Si tratta di un’infiammazione periodica o cronica, che interessa il naso e la cui causa va ricercata in una reazione allergica. Quest’ultima, in particolare, costituisce una risposta determinata dall’interazione di diversi fattori genetici, ambientali e soprattutto immunitari.

Le allergie primaverili sono una condizione estremamente diffusa, che si palesa normalmente nell’infanzia o nell’adolescenza.

Rinite allergica bambiniTra i fattori di rischio noti vi sono il sesso maschile, il fatto di essere figli primogeniti, la nascita durante le stagioni dei pollini, l’esposizione al fumo nella primissima infanzia e soffrire di asma o altre allergie. Da non sottovalutare anche il fattore ereditario.

Anche le condizioni atmosferiche influiscono sensibilmente sulle probabilità di esporsi ai pollini.

Vivere negli agglomerati urbani ad alto livello di inquinamento favorisce l’insorgenza e il peggioramento delle allergie. Di solito, quando si pensa alla pollinosi subito la si collega a prati verdi e natura. Invece, secondo studi scientifici, la realtà è molto diversa: le persone che presentano i vari sintomi legati ai pollini sono molto più numerose in città che in campagna. Questo è dovuto al fatto che l’inquinamento atmosferico favorisce le infiammazioni a livello di vie aeree o di mucose bronchiali e questo abbatte il livello di protezione nei confronti degli agenti esterni.

Per chi soffre di pollinosi è fondamentale tenere sotto controllo il calendario dei pollini, che indica i periodi in cui le piante rilasciano i principali allergeni nell’ambiente.

Negli ultimi anni inoltre si riscontrato un progressivo aumento delle frequenza di casi di pollinosi, che in alcune aree del Paese esordiscono già tra gennaio e febbraio, in evidente anticipo rispetto alla classica allergia primaverile. Le betulle, ad esempio rilasciano pollini da gennaio a maggio, le famigerate graminace da aprile a giugno; la parietaria da marzo a ottobre e le cupressacee (i cipressi) da febbraio a marzo.

Vaccino anti Covid

Vaccino anti-Covid: chi soffre di allergie può vaccinarsi?

Alimenti, farmaci, pollini, muffe, acari e altre innumerevoli sostanze possono causare allergie. Secondo l’Istat, rappresentano la terza causa di malattia cronica dopo l’osteoporosi/artrite e l’ipertensione. In Italia le persone con un’allergia sono circa 10 milioni, più del 20% della popolazione.
Quando parliamo di vaccini spesso parliamo anche di allergie: sono molti, infatti, i pazienti che si pongono legittime domande sulla possibilità che un vaccino possa scatenare reazioni immunitarie eccessive in chi presenta già allergie alimentari, alle sostanze inalanti o ai farmaci.

Anche nel caso del vaccino contro il Covid-19 è meglio approfondire l’argomento per poter accedere al programma vaccinale in tutta tranquillità.

Di seguito rispondo alle domande che mi vengono poste più frequentemente in merito al vaccino anti-Covid Rna e allergia.

Che cosa contiene il vaccino anti-Covid?

I preparati contro il virus Sars-CoV-2 contengono frammenti di Rna messaggero sintetico che portano all’interno delle cellule l’informazione necessaria a produrre anticorpi specifici contro la proteina principale del virus, che gli impediranno di entrare nelle cellule del soggetto infettato.

Il vaccino anti-Covid contiene allergeni?

Il componente principale del vaccino non è un allergene e non sono presenti tracce di alimenti (es. uovo o gelatina) come in altri vaccini. Unico allergene noto è il Polietilenglicole, un additivo molto diffuso in farmaci, cosmetici e altro, che può molto raramente provocare reazioni allergiche.

Il vaccino anti-Covid può dare reazioni allergiche? Di che tipo e con quale frequenza?

I vaccini sono da sempre considerati molto sicuri in questo senso, più di molti farmaci. Il vaccino anti-Covid è stato per ora utilizzato su un numero non elevato di persone, tra cui molti allergici. Ha provocato raramente reazioni di tipo cutaneo (orticaria, edema, arrossamenti) in alcuni casi accompagnate da sintomi respiratori o altri disturbi generali, diagnosticate come reazioni anafilattiche. Tali reazioni sono in genere immediate (entro pochi minuti) e per questo è prevista una attesa in osservazione di almeno 15 minuti dopo l’iniezione. Su possibili reazioni allergiche ritardate al momento non ci sono particolari segnalazioni.

Esiste una predisposizione a questo tipo di reazioni?

Per il momento non sono stati individuati fattori di rischio strettamente legati all’allergia, in quanto le reazioni possono verificarsi anche in soggetti non allergici. Unica controindicazione certa è una reazione di tipo allergico alla prima iniezione dello stesso vaccino o a un suo componente.

Chi soffre di allergia respiratoria, alimentare, da contatto, da farmaci o da puntura di insetti può essere vaccinato senza problemi?

La maggior parte degli allergici a qualsiasi tipo di allergene può sottoporsi al vaccino senza particolari precauzioni né timori. Fanno eccezione alcuni pazienti per i quali è indicata una consulenza allergologica prima del vaccino e, in base al risultato, una eventuale procedura di maggiore controllo in fase vaccinale.

E per chi ha avuto reazioni avverse ad altri vaccini? Cosa è consigliabile?

Le reazioni avverse ai vaccini sono più frequentemente di tipo non allergico e anche il vaccino anti-Covid a RNA sta dimostrando di provocare spesso dolore e gonfiore nel punto di iniezione, ma anche mal di testa, dolori articolari, febbre, malessere generale. Tutti questi disturbi non rientrano nelle sospette reazioni allergiche, che sono molto rare in risposta a tutti i vaccini e si manifestano con i classici disturbi cutanei (prurito, orticaria, edema…) o respiratori. Questo vaccino peraltro è diverso da tutti gli altri (anche negli additivi), quindi non esiste una relazione che possa far considerare a rischio chi ha avuto reazioni allergiche ad altri vaccini.

L’allergia al lattice di gomma può costituire un problema?

No, perché il tappo dei flaconi multidose non è in lattice ma in gomma sintetica. Unica avvertenza richiedere l’uso di guanti non in lattice da parte di chi somministra il vaccino.

Chi dovrebbe andare dallo specialista allergologo prima del vaccino?

Consiglio di sottoporsi a una visita specialistica in allergologia ai pazienti che hanno una storia di reazioni anafilattiche molto gravi (cioè con ricorso a terapia urgente o pronto soccorso) da puntura di insetti, da alimenti, da farmaci o vaccini (alcuni di questi potrebbero avere avuto una diagnosi di mastocitosi), ma anche a quei pazienti che soffrono di asma grave non controllato, per fare un periodo di terapia dell’asma che stabilizzi la situazione. Alcuni di questi pazienti verranno sottoposti al vaccino con procedure particolari, cioè osservazione fino a un’ora dopo l’iniezione, con monitoraggio di frequenza cardiaca e pressione arteriosa, in ambiente ospedaliero o ambulatoriale attrezzato per l’emergenza.

Come si può sospettare una diagnosi di mastocitosi?

È una malattia rara che comporta in vari tessuti l’aumento dei mastociti, cellule che liberano istamina a volte in maniera brusca e abbondante. Infatti, può predisporre ad episodi di vera anafilassi, da cause accertate oppure no. Esiste comunque una classificazione di gravità della malattia e dei rischi connessi, che viene raggiunta dopo vari esami in centri specialistici.

Come può nascere il sospetto di allergia al PoliEtileGlicole o PEG?

È un additivo presente in numerosi farmaci e con vari sinonimi: uno dei più noti è Macrogol, cioè il componente di lassativi molto usati oggi. Tra i farmaci, alcuni sono di tipo iniettabile, altri in compresse o in altre formulazioni. Il sospetto può nascere dall’avere manifestato reazioni allergiche gravi a farmaci differenti ma non alla sostanza principale. Non è facile, ma molto rara!

Può servire prendere antistaminici e/o cortisone prima del vaccino?

La premedicazione con cortisonici è sconsigliata, quella con antistaminici non è di utilità dimostrata, ma nemmeno può avere effetti negativi per pazienti che spesso li assumono. Potrebbe ridurre le reazioni cutanee minori, non prevenire quelle più gravi. Soltanto i pazienti con diagnosi di mastocitosi devono assumere antistaminici, come sempre, prima di sottoporsi ad interventi o esami particolari.

Per chi è in terapia con vaccini antiallergici sublinguali o iniettivi ci sono problemi?

Come per tutti gli altri vaccini iniettivi, anche per il vaccino anti-Covid è consigliabile distanziarlo di 48-72 ore rispetto alla Immunoterapia specifica iniettiva. Per la sublinguale può essere sufficiente non assumerla nello stesso giorno.